Una Finestra su San GIovanni


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La storia di un territorio vive nelle storie di vita dei suoi abitanti che, messe insieme e confrontate, possono rafforzare valori condivisi e partecipati, far riscoprire il senso di appartenenza a una comunità, a un luogo. L’interrogare il passato incontra i bisogni del presente. Lo stimolare memoria sociale ridona un senso di identità, di legame con il territorio valorizzando il passato non in senso nostalgico, ma come necessità per conoscerci meglio, per non perderci.
La raccolta delle storie dei luoghi e delle genti a San Giovanni in Marignano per definire il ‘900 è stata possibile grazie alla collaborazione di molti cittadini che, con le loro testimonianze, hanno contribuito a tener viva la memoria riportando fatti e storie di vita considerati degni di essere conservati come patrimonio culturale e sociale da custodire e tutelare.
La ricerca è stata attuata da un gruppo di abitanti, biografi volontari, che, dopo aver sperimentato con grande entusiasmo e dedizione la propria autonarrazione e l’incontro con i propri ricordi, si è messo in ascolto delle storie degli altri, intrecciando relazioni e risonanze con coloro che “non hanno voce”, invitandoli, attraverso colloqui autobiografici, a riflettere sul proprio passato, rendendo i narratori protagonisti. Il raccontarsi è stato riconquista della voce singolare.
Quello che ognuno ha detto di sé, della propria esperienza, ha rappresentato la base per costruire una cornice di senso ed attuare poi una analisi sui saperi collettivi collocati nel tempo, nello spazio e nella cultura di queste genti.
Sere e sere di incontri, confronti per condividere le storie trascritte: le abbiamo lette attentamente, “esaminate”, “smontate” per ritrovare i nessi, le salienze e le tracce comuni. È stato un momento interpretativo forte dei diversi documenti autobiografici, con una presa di coscienza e riflessività collettiva. Più creativa è stata poi la rielaborazione del testo, che ha richiesto una “messa in intrigo”  non pensabile all’inizio del percorso.
Come il pifferaio di Hamelin  ho usato il suo potere per “richiamare” le tante voci, ritrovando la relazionalità e la coralità delle esperienze nelle storie, individuando la continuità, le analogie, le ridondanze, la frammentarietà, la differenza e la singolarità tra le diverse narrazioni.
Per “montare” le storie ho cercato di elaborare creativamente giochi di risonanze multiple, considerando i soggetti attori narranti. Li ho immaginati seduti insieme in Piazza Silvagni a conversare o a dialogare in coppia passeggiando per le vie del Corso, dove, dalle finestre socchiuse, tacite menti ascoltavano ed elaboravano ricordi agganciandosi proprio a quei detti. Un po’ come una nota fa risuonare altre note, così ogni parola ne mette in movimento altre e le invita a risvegliarsi.
Con un lavoro di presupposizione e interpretazione ho cercato di avvicinarmi al loro mondo interiore, considerando il raccontare un’operazione sociale.
Racconti di vita unici, circoscritti, dialoghi a più voci, conversazioni a “botta e risposta” con connessioni di più monologhi interiori, di respiri che si agganciano, che risuonano dal profondo del cuore, mettendo in gioco le tante parole che hanno raccontato, rispondendo, passo dopo passo a un’unica voce, che narrava la peculiarità meravigliosa di ogni testimonianza.
Voci multiple, con-vocate dai racconti singolari.  Le parole divengono scambi, danno spazio a reciproche interrogazioni, ad altri significati, aldilà di quella storia a cui ognuno è ordinato; un “canto a più voci” nel quale, il timbro di ognuna è presente come singolarità, ma nel quale c’è risonanza , dove ciascuno dei partecipanti sente così di avere ritrovato la propria voce. Raccontare significa elaborare storie, mettendo in scena una realtà soggettiva attraverso affermazioni fatte sul reale. La scelta delle parole in attinenza, analogia, crea atmosfere narrative specifiche, che cercano di dar forma a visioni e sentimenti quanto più possibili vicini ai narratori, con toni genuini, incisivi, godibili, coinvolgenti.
Ed ogni piccolo frammento di ogni singola autobiografia ha ridato voce e valore alle tante storie che insieme sono nate.

Alla memoria che si racconta, hanno preso parte oltre sessanta memori nati prima del 1950, che con entusiasmo ci hanno donato, attraverso il racconto dei contesti abitativi, la storia della propria vita.
Altri sono giunti poi come “Confetti di memoria” … rispettose riscritture di ascolti che incontrano il viaggio esistenziale di una madre, Faustina, che reincarnano rituali, gesti in terza persona, contesti di un tempo che non sembra esistito, che fungono da filo conduttore alle tante storie, prendendo spunto proprio dagli scritti che Novella Vanni ci ha donato.
Custoditi in vecchi cassetti, sono stati recuperati tracciati di un San Giovanni ormai lontano, come nelle scritture di Luigi Squadrini, che avviano a una rilettura dei luoghi del paese nel primo novecento e le poesie di Don Luigi Lonfernini che, come ricordano alcuni paesani, era solito regalare ai propri parrocchiani in occasioni di particolari eventi, ad esempio nel quarantesimo della sua ordinazione. Riconoscenza speciale e gratitudine va a “Sandra”, Tino, Lino e Guglielmo che nel frattempo ci hanno lasciato rendendoci interlocutori privilegiati delle loro storie, riconoscendo loro il diritto al racconto coraggioso e orgoglioso che hanno avuto di sé.
Nella prima parte del progetto sono stati individuati “i testimoni privilegiati”, che hanno svolto funzione di “gancio” e passaparola su tutto il territorio marignanese; alcuni narratori sono stati gli stessi familiari o persone conosciute dai biografi volontari; diversi invece si sono aggiunti man mano che la voce si diffondeva.
Per conservare veridicità, genuinità e freschezza delle narrazioni i racconti orali, dapprima registrati, sono stati trascritti fedelmente, secondo le indicazioni metodologiche della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. La struttura del testo, invece, è stata modellata in nodi tematici, individuati dall’analisi delle salienze delle tracce comuni di ogni monografia, frazionando o accorpando singoli spezzoni autobiografici. La parlata riproduce il detto. Sono state mantenute le scelte lessicali e di sintassi, le forme a volte sgrammaticate e poco corrette, i modi di dire, per dare risalto all’espressività di ogni narratore. Non sono state prese in considerazione parti ripetitive con incisi inopportuni, che avrebbero potuto limitare la scioltezza delle storie. Le narrazioni dialettali sono state principalmente restituite in italiano, il più testualmente possibile, lasciando brevi frasi qua e là a tutela della nostra prima lingua, di alcuni modi di dire cui la traduzione avrebbe tolto quella dovuta genuinità, filo d’ unione con le nostre radici. I testi integrali di ogni singola testimonianza sono conservati presso la biblioteca del Comune di San Giovanni in Marignano, a memoria di chi verrà.

Anna Cecchini