Palazzo Corbucci


Palazzo signorile del borgo che accompagna, con la sua storia, i momenti più significativi della vita del paese. Ne fecero la propria residenza, stabile o di passaggio le principali famiglie signorili del riminese fino agli anni ’60 del XX secolo.
Lo stabile è oggi conosciuto come palazzo Corbucci, in riferimento all’ultima famiglia proprietaria dell’immobile fino agli anni Ottanta del secolo scorso, famiglia ormai identificata, dai documenti relativi all’età comunale e dalle testimonianze degli storici locali, come una delle più antiche famiglie marignanesi, ma con origini riminesi.
La struttura originaria del palazzo, così come l’impianto murario, fu realizzata in epoca malatestiana ed in particolare da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, fra il 1438 e il 1442, quando intervenne su cinque castelli del riminese, probabilmente avvalendosi della consulenza del Brunelleschi, andando a creare una roccaforte strategica nella bassa Valconca. Nello stesso periodo peraltro vennero edificati i muri di cinta ed i sei bastioni a protezione del borgo e delle scorte cerealicole.1

In origine l’edificio risultava staccato dalla cinta muraria del castello, ma successivamente finì per acquisire spazi con l’addizione del vicolo-corridoio – ancora oggi percorribile e coincidente con il corridoio d’ingresso del palazzo – che lo distanziava dalla fortificazione che circondava il borgo.

L’edificio era dunque ubicato all’interno del circuito fortificato che cingeva l’abitato, in adiacenza all’antica porta, cosiddetta ‘del fortino, che si apriva sul borgo di Sant’Antonio, abbattuta nell’Ottocento. Finì per inglobare su un lato le antiche muraglie castellane prospicenti l’alveo del fiume Ventena e, nei primi decenni del Cinquecento, anche il torrione a pianta poligonale realizzato in aggiunta alle opere di difesa militare ideate durante il governo di Sigismondo Pandolfo Malatesta.2

I Malatesta utilizzarono la fortezza del paese anche come residenza estiva, introducendo il concetto di “vacanzeal mare”. Infatti nei periodi estivi erano soliti scendere nel greto del fiume che scorre a ridosso delle mura del castello per rinfrescarsi.

La presenza malatestiana a San Giovanni in Marignano è confermata ancora nel 1497 da Pandolfo di Roberto, più noto come “Pandolfaccio”, ultimo signore di Rimini, il quale aveva trovato nel castello marignanese un’oasi di pace, lontano dalle congiure riminesi.3

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Il palazzo assunse l’appellativo di “casino”, nel significato di casa di villeggiatura in campagna o di “casa di delizie”, come si attesta nel ‘700. Così viene descritto il palazzo Carpegna: “un casino di più stanze a solaro e a pian terreno con colombaro, stalla, rimessa, cantina” collocato “vicino la porta della terra -cioè del castello di San Giovanni in Marignano-, il fiume Ventena, la torre della comunità di detto loco, la strada pubblica da due, il vicolo detto l’androncino”, con l’aggiunta di un ambiente destinato a granaio al piano terra e di sette fosse da grano ipogee nonché di una capiente cantina. Nel 1811 lo stabile pervenne in proprietà ai Corbucci. Quest’ultimo, subentrato appunto nella proprietà di “una casa murata, solariata e di coppi coperta ad uso di casino di campagna di più camere a solaro ed a pianterreno”2

L’ultimo intervento sull’edificio risale al 1884, nel quale vennero aggiunte la porzione a due piani che si affaccia su 1corso XX settembre e la torretta per gli studi astronomici. Per questo intervento fu necessario abbattere il torrione che si trovava dove attualmente è presente il ponte sul torrente. Tale preesistenza è testimoniata dalla presenza di profili in ottone che ne segnano i contorni.

L’attuale palazzo si disloca su tre livelli: al piano terra si trovavano i locali di servizio, nonché le stalle, la cantina e la rimessa per le carrozze; al piano primo e secondo i piani nobili.

Con più di mille metri quadrati di superficie è una delle strutture più grandi dell’antico borgo medioevale, con la presenza di un giardino pensile sul torrione nord-est e delle grotte parzialmente agibili.

Se della mobilia originale della famiglia Corbucci non rimane praticamente nulla, rimangono gli interessanti soffitti affrescati da Antonio Mosconi nella seconda metà dell’Ottocento, i quali ritraggono paesaggi floreali, animali e vedute di San Giovanni in Marignano.

Attualmente i piani nobili del palazzo risultano inagibili, mentre al piano terra è stata allestita, a cura dalla Pro loco, una mostra inerente agli oggetti di uso quotidiano fra ‘800 e ‘900 denominata “Come Eravamo, Cum a Simie”.

Bibliografia

A. Chiaretti e F. Raimondi – Corbucceide. Storia di una famiglia marignanese dal XIII al XX secolo”
2 Lucia De Nicolò – Palazzo Corbucci PASSATO, PRESENTE e FUTURO, Conferenza Stampa 13 dicembre
3 Claudia Montanari – Palazzo Corbucci PASSATO, PRESENTE e FUTURO, Conferenza Stampa 13 dicembre