La Malattia e i Riti Magici

John-William-Waterhouse-Magic-Circle
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Un tempo non molto lontano, ammalarsi era una disgrazia e in mancanza di medicinali e conoscenze mediche, si cercavano delle spiegazioni nei sortilegi e nei riti magici fatti nei confronti del malcapitato che si era ammalato.

Oggi queste pratiche ci fanno sorridere, ma la popolazione di un tempo era fortemente influenzata dalla credenza di riti capaci di provocare la malattia e la morte di qualcuno.

Se si ammalava qualcuno nella famiglia a causa di un maleficio si era soliti, a notte inoltrata e sul confine della proprietà, far bollire in un paiolo le pezze, la camicia, il vestito e la coperta dell’ammalato. Quando l’acqua iniziava a gorgogliare si frugava nel paiolo con un forcone per far apparire l’ammaliatrice e liberare così l’ammaliato. Non è un caso che i termini ammalato e ammaliato sano molto simili… Questa usanza potrebbe essere connessa all’involontaria pratica di disinfettare gli abiti dai germi e parassiti che vi si annidano.

Per fugare ogni dubbio, inoltre, si disfava il cuscino dell’ammalato e se vi si trovavano le penne intrecciate a formare corone, croci o altre figure riconducibili alla morte, allora la stregoneria era confermata. Trovare nel cuscino o nel materasso altri oggetti come ossa, capelli, forbici ecc. era simbolo di fattura. Tutto quello che si trovava doveva essere bruciato in un angolo ai confini del podere di famiglia e pronunciando formule magiche per allontanare il demonio. Spesso le formule magiche erano formule religiose con alcune varianti sul tema

Metodi simili venivano utilizzati anche quando un animale del contadino si ammalava e il sospetto cadeva su una possibile malia, cioè bollitura di funi coperte o altro utilizzato per l’animale. Se ad ammalarsi però era un maiale il modo per guarirlo era più che mai particolare: si tagliava un pezzetto di coda e di orecchio al povero animale e li si faceva bollire in un caldaio, poi si rimescolava con una forca e si gettava quell’acqua nel porcile. In tal modo si riteneva l’animale guarito

UNA STREGONERIA PARTICOLARE: L’ORMA TAGLIATA

Gian Domenico Lombardi-Fattucchiera
Gian Domenico Lombardi-Fattucchiera

L’ ammaliatore seguiva la vittima per strada e levava tanta terra quanta ne conteneva l’orma che la vittima stessa lasciava. Poi metteva la terra in un sacchetto e lo poneva sotto il camino o sotto una trave della propria casa. La vittima subito si ammalava e cominciava a deperire. A questo punto era necessario far intervenire un individuo che possedeva la virtù di sciogliere i sortilegi: un uomo nato con “la camicia”. Nascere con la camicia significa venire alla luce con il sacco amniotico aderente alla pelle. Si credeve che chiunque nascesse con questa peculiarità, avrebbe avuto per tutta la vita poteri fuori dal comune. Per tre mattine consecutive il personaggio nato con la camicia faceva mettere all’amaliato il piede nella sabbia o nella cenere, quella che rimaneva attaccata al piede veniva messa in un sacchetto, che poi andava a gettare nel fiume. Se il sacchetto fosse caduto nell’acqua senza fare rumore, allora l’ammalato sarebbe guarito; se invece si fosse sentito il fragore, l’ammalato non avrebbe avuto scampo dalla malattia.

Se l’ammaliatore aveva gettato nel fuoco il sacchetto con la terra raccolta dall’orma, la morte della vittima era certa.