Il Rapporto Imprescindibile tra Luna e Campagna

L’inverno è la stagione nella quale tutto rallenta: la linfa degli alberi scorre sempre più piano, gli animali cadono in un lungo sonno, le giornate si accorciano lasciando spazio alle tenebre e il freddo avvolge tutto come una pesante coperta. Il tempo, nel calendario contadino arcaico era scandito dalle stagioni e dalle fasi lunari, che dettavano i momenti più propizi alle diverse attività agrarie della campagna. Solo in un secondo momento è stato affiancato il calendario fatto di giorni, settimane e anni così come lo conosciamo oggi.

Si credeva che la luna avesse un forte potere ed energia sulle attività agricole sin dalla notte dei tempi. Nella religione romana la dea Luna era considerata il complemento femminile del dio Sole e i romani la consideravano come una delle 12 divinità vitali per l’agricoltura, fonte della più chiara e candida luce del mondo.

Già nell’antica Roma la campagna era gestita in osservanza delle fasi lunari e, come la storia insegna, questa cultura si è tramandata nei millenni e non è stata mai rifiutata dalla chiesa cattolica, ma accettata e resa parte integrante del suo essere. Non è un caso che il giorno nel quale si festeggia la Pasqua sia calcolato utilizzando le fasi lunari: infatti la Pasqua viene celebrata la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera.

Il contadino era dunque molto attento alle fasi lunari, per programmare le attività da svolgere in campagna ed avere il più soddisfacente risultato dal suo durissimo lavoro, aiutandosi con il lunario (e lunerie in dialetto).

Il lunario era un calendario a tutti gli effetti: riportava il nome del santo del giorno, le festività religiose e la fase in cui si sarebbe trovata la luna: crescente, piena, calante, eclissi, equinozio, solstizio.

Lunqrio degli smembar 1911
Lunqrio degli smembar 1911

Il lunario più in voga ed utilizzato tra i contadini romagnoli era senza dubbio quello degli smembar, che in dialetto significa straccioni, pubblicato per la prima volta nel 1845. Nel lunario degli smembar era inoltre presente una zirudëla (una filastrocca in rima), scritta in dialetto romagnolo ed illustrata con vignette, che riassumeva gli atti salienti dell’anno passato.

Ancora oggi il lunario degli smembar viene stampato e venduto per i nostalgici di altri tempi, nei quali si aveva un forte rapporto con la natura, come un cordone ombelicale che legava uomini e campagna in un rapporto imprescindibile di rispetto

reciproco