I Folletti Romagnoli (è mazapêgul)

Mazapegul
I folletti o mazapêgul, nella tradizione popolare romagnola, sono sempre stati alla base delle storie e leggende raccontate ai più piccoli, ma anche considerati nell’immaginario collettivo come spiriti dispettosi e irrequieti da temere.

Anche nelle culture nordiche, compaiono i folletti o elfi: esseri molto piccoli e dispettosi, che vivono nelle folte foreste.

Nella cultura romagnola, si associa il folletto allo spirito dei bambini mai nati, che vaga in cerca di una figura materna. Spesso si sente dire che i folletti escono la notte dai mulini, nei pressi dei quali vi è un roseto. E non è affatto un caso, in quanto ci sono testimonianze tra gli anziani, che raccontano la sepoltura dei feti abortiti o neonati morti prematuramente effettuata nei
pressi di mulini e segnalata la loro presenza con piante di rosa.

Nei racconti popolari, il folletto ci viene descritto come “piccino, di pel grigio, starebbe tra il gatto e lo scimmitto, porta in capo un berrettino rosso o una berrettina d’oro. Del resto non ha vestimento di sorta e non gira che di notte. Il Mazapegul è un vero e proprio incubo: scatena all’improvviso turbini di vento capaci di far volare via quanto capiti a tiro, comprese le persone. E’ un maestro nel provocare orribili sogni, senso di soffocamento e paralisi che opprime talvolta i dormienti. Entra di notte nelle stanze leggero come il vento, gira da un mobile all’altro, finendo nel letto e lì si posiziona sopra il ventre di una bella ragazza della quale si innamora degli occhi e dei capelli e soprira: ad bëll òcc ! ad bëll cavéll ! (traduzione: che occhi belli ! che bei capelli !) e se la donna gli è affettuosamente sottomessa sarà gentile e premuroso nei suoi confronti, ma se la donna l’ha deriso la scote, la morde, la graffia, la spettina oppure le aggroviglia i lavori, le nasconde gli oggetti più disparati, le tagliuzza le vesti.

Le donne per liberarsene devono farsi vedere la sera mentre mangiano pane e formaggio e nel contempo spidocchiarsi e fare i propri bisogni. Il Mazapegul si offende talmente, non tanto per l’oltraggio subìto, quanto perché ritiene la sua protetta una persona poco pulita. Il folletto, entrando nella casa lascia sul pozzo di corte il berretto, allora basta che qualcuno si affretti al pozzo e ghermito il berrettuccio di lana rosso lo getti nell’acqua per esser salvi dai suoi dispetti e accasciato sul pozzo si lamenterà per lunghe notti: dam indrì e’ mi britin ! dam indrì e’ mi britìn ! perché privo del berretto, lo spiritello perde i suoi singolari talenti. Mazapegul